L’agathon di Platone è il Bene che nutre, che da la vita, che crea, che permette il logos. Logos viene da legein che significa connettere, collegare, raccogliere. Siamo soggetti che continuano a comunicare e voler comunicare il proprio logos, ciascuno in maniera unica e irripetibile. Essendo l’agathon all’origine di tutto ciò che possiamo dire, non è dicibile e come tale non è noto: è qualcosa di più.

Agathon nella psiche ha a che fare con nous, cioè con una forma di sapere profondamente legata all’epistemiologia della relazione, cioè al sapere che stà al di sopra, non legato alle informazioni di cui possiamo disporre, ma un sapere più alto che unisce scienza e filosofia, capacità di comprendere in maniera rapida, integra, integrata di una intuizione. Collegare elementi apparentemente diversi, che si presentano assieme, non connessi al principio di causa ed effetto, è vedere un immagine: il nous. Tutto quello che sottende concretamente la nostra esistenza è una relazione, è un dialogo. Io sono perché noi siamo.

Nella radice di psychè ci sono le ali, perché nell’alfabeto greco è una stanghetta verticale con le ali, ed ha a che fare con ciò che vola, quello che è impalpabile: infatti all’origine di psichè c’è pneuma, il soffio, il soffio vitale, ma anche il qi o chi, o il prana.

La psychè, intesa come principio vitale e interiorità dell’essere, si apre all’agathon, il Bene che nutre e genera, e attraverso il nous coglie intuitivamente le connessioni profonde che uniscono ogni forma di vita. Nella relazione tra esseri umani e animali, questa consapevolezza si traduce nell’incontro tra soggettività diverse, capaci di riconoscersi oltre le parole, in un dialogo vivente che rivela come ogni esistenza prenda forma nella relazione con l’altro.